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19 maggio domenica |
Castel Lueghi
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Escursionismo
Castel Lueghi (Grad Predjama) è un castello della Slovenia il cui inizio della costruzione risale al XIII
secolo.
La località omonima nel quale è situato, fino alla Seconda guerra mondiale si trovava in territorio italiano, nel comune di Bucuie, che attualmente dipende dalla città di Postumia, dalla quale il castello dista circa 9 chilometri.
Il maniero, considerato inespugnabile essendo situato al riparo di una grotta carsica su una parete di
roccia alta 123 metri, era il rifugio del cavaliere Erasmo; all'interno (aperto al pubblico), si possono vedere la zona abitativa, la cappella, le prigioni, ricostruzioni di personaggi dell'epoca, mobilio ed opere d'arte con una pietà del 1420.
L'aspetto attuale del castello è dovuto alle edificazioni effettuate dai Gallemberg e dai Kobenzl successivamente al periodo di Erasmo. L'edificio, direttamente adiacente al fianco della montagna, dà accesso ad una cavità con un'apertura con panorama sui dintorni.
Il castello cela l'ingresso ad un vasto sistema di grotte carsiche, che si snoda nel sottosuolo su più livelli, ed al cui interno si trova anche la tana di Erasmo.
La visita al castello comporterà circa 2,30-3,00 ore, Il costo del biglietto d'entrata sarà a carico del
partecipante (E 13,11 compreso dell'accompagnamento).
DESCRIZIONE DELL’ITINERARIO
L’ambiente si presenta come una valle chiusa, lunga circa 2 km e larga in qualche punto appena 200 m, che racchiude in un breve spazio i fenomeni più pittoreschi e più vari come grotte, archi naturali, abissi, pozzi e gallerie d’acqua, circondata da una lussureggiante foresta montana dove predominano abeti bianchi, abeti rossi, faggi e aceri montani.
Il percorso inizia al rif. Rakov Skocjan percorrendo, in direzione est, la strada bianca che, attraverso il bosco, in salita conduce, dopo 800 m, verso un primo bivio dove si gira a destra; dopo poco si giunge ad uno spiazzo adibito a parcheggio con un tavolo e panche in legno. Da qui un sentiero ben visibile, segnato da cartelli in legno, conduce sull’orlo della voragine sulla quale è sospeso il Mali Naravni Most (piccolo ponte naturale) il quale ha una luce di 30m, uno spessore di appena 4 m ed è alto 55 m sul corso d’acqua sottostante. E’ stato generato dallo sprofondamento in due punti della volta di una antica enorme caverna sotterranea attraversata dal fiume Rak (Rio dei Gamberi).
Dopo aver ammirato il paesaggio, attraversando il ponte naturale è possibile raggiungere il corso d’acqua percorrendo il sentiero tortuoso che, sulla destra della voragine, scende ripido in una profonda dolina, dove, avvicinandosi progressivamente al fondo, si avverte nettamente l’escursione termica con un repentino e progressivo abbassamento della temperatura.
Sul fondo della dolina si apre una grande caverna con uno spiazzo dove è possibile raggiungere il corso del Rak. Al di sopra, erosioni create dallo scorrimento delle acque per millenni rendono ancor più particolare l’ambiente. Solamente nei periodi di magra, in assenza di acque tumultuose che percorrono la caverna con grande fragore, è possibile proseguire verso sinistra lungo un sentiero pietroso adiacente alle pareti della caverna, che in pochi metri conduce sul fondo di un’altra profonda depressione, dove un pittoresco ponte in pietra consente di attraversare il corso del fiume.
Da questo punto si può godere di una suggestiva visione della caverna da dove si è appena usciti e dell’entrata di una successiva che conduce sul fondo della grande voragine sotto il piccolo ponte naturale. Nelle giornate soleggiate, durante le ore centrali, i raggi perpendicolari del sole illuminano questi luoghi profondi donando ad essi un aspetto quasi irreale e fiabesco. Alcune delle maggiori cavità delle pareti rocciose sono popolate da numerosi pipistrelli, che usano sostare di giorno in colonie talvolta numerose e ben visibili dal sentiero.
Se il livello dell’acqua lo consente, si prosegue mantenendo la destra, lungo il sentiero che entra nella caverna successiva, facendo ora molta attenzione alle pietre che lo compongono, molto scivolose. Una quarantina di metri nella penombra dell’ampia caverna e si raggiunge il sentiero che percorre, in un ambiente molto umido, tutto il fondo della grande voragine, tra i muschi e felci rigogliose. Da qui, sotto il Mali Naravni Most, ci appare l’abisso in tutta la sua grandiosità in una visione impressionante ed indimenticabile. Anche in questo luogo i giochi di luce, a seconda dei momenti della giornata e della stagione, rendono ancor più suggestivo e particolare questo fenomeno. Il fiume Rak, che attraversa la voragine, è alimentato dalle acque del vicino Ceknisko Jezero (lago Circonio) che escono da un corso sotterraneo, sbucando poi nelle Zelske Jame (Grotte del Principe Ugo), che si può facilmente visitare a piedi con una adeguata attrezzatura speleologica.
Da questo punto è necessario percorrere a ritroso la galleria per raggiungere nuovamente il ponte, dal quale parte un sentiero molto ripido e scivoloso che, in breve, con stretti tornanti, riconduce nell’ultimo tratto con l’aiuto di gradini e di un passamano in metallo, sulla strada bianca principale.
Giunti in cima si percorre la strada sulla destra, in direzione nord ovest, fino a ritornare nella piazzola di sosta presso l’imbocco del sentiero di andata. Dallo spiazzo si ritorna per una ventina di metri verso il rifugio ed al primo bivio si percorre la strada bianca sulla destra che scende rapidamente per un centinaio di metri fino ad una curva netta sulla sinistra, a meta della quale un sentiero scende nel bosco. Un cartello in legno indica “Debela Stara Jelka” (“grande vecchio Abete Bianco”) si è infatti sotto un grande Abete Bianco, una pianta di almeno 200 anni alta oltre 50 m. Il sentiero scende in mezzo ad una fitta abetaia, probabilmente artificiale, fino a raggiungere una piazzola, da dove, sulla sinistra, si vede l’entrata di una piccola grotta, e, subito vicino, il sentiero che assai ripido scende fino al fiume Rak, una caverna dalla quale le acque escono impetuose.
Proprio in questo punto si possono scorgere le rovine di un’antica segheria e le tracce di una diga che convogliava l’acqua verso la costruzione. La segheria è stata attiva per 50 anni fino al 1853, quando un’alluvione l’ha completamente distrutta.
Facendo attenzione a non scivolare e con l’aiuto di una torcia è possibile accedere nella grotta, la cui entrata è ben visibile sulla sinistra si tratta di un passaggio dalla forma ovoidale che si sviluppa orizzontalmente e che conduce ad un’uscita con 2 fori sulla parete strapiombante sopra il fiume.
Tornati alla piazzola si prosegue per il sentiero nel bosco che scende verso le sponde del fiume, dove è presente un’abbondante vegetazione ripariale. Il frastuono e l’impeto delle acque si placano progressivamente: il Rak scorre sempre più lentamente al centro della valle, per oltre un km, creando insenature, anse e piccole spiagge incantevoli. Il sentiero, non segnato ma evidente,si snoda lungo il lato orografico destro della vallata attraversando fitti tratti di foresta, pioppeti e saliceti che si alternano ad ampie radure costituite da prati umidi. Dopo circa mezz’ora di facile cammino si giunge in un punto dove la valle si allarga ed il fiume gira in direzione di un’altra parete rocciosa attraversata da una galleria scavata dalle acque: è il gigantesco Veliki Naravni Most (“Grande ponte naturale”). Con i suoi 19 m di luce e 48 di lunghezza, sormontato da uno spessore di roccia di 23 m. Poco distante, nel bosco, corre la strada bianca che si dovrà raggiungere e percorrere per circa 200 m in direzione ovest, fino ad arrivare, dopo una curva a sinistra, all’imbocco di un sentiero che entra nel bosco fittissimo ed è individuabile da un segnavie bianco e rosso dipinto su un faggio vicino ad un altro segnale rosso che porta il n. 6. Il sentiero conduce nuovamente sulla strada bianca, proprio sopra il grande arco naturale, dal quale si può goderew di una vista straordinaria.
Si prosegue scendendo per un breve tratto lungo la strada bianca fino a raggiungere la prima curva ad “U”, all’altezza della quale un cartello in legno indica a destra un sentiero che scende nella”Grotta del Tessitore Impietrito” (Tkalca Jama). Il corso del Rak entra in questa grande grotta e la percorre per 400 m prima che le acque entrino in un sifone, che è stato esplorato nel 1974: gli speleologi hanno così scoperto un’ulteriore grotta che ha uno sviluppo di circa 1800 m. A questo punto le acque scompaiono nuovamente e, dopo un percorso sotterraneo di alcuni km, si congiungono al corso ipogeo del fiume Pivka, proveniente dalle grotte di Postumia, per uscire poi, con corso comune, dalla grotta di Planina (Planiska Jama), situata 5 km a nord est da Rakov Skocjan.
Da una piccola piazzola all’entrata della grotta, si riesce a vedere il fiume che scorre impetuoso. Da qui parte un ripido sentiero da percorrere con estrema attenzione che, con l’aiuto di un breve tratto di corda metallica, consente di accedere alla grotta e, dopo un pendio detritico di una 40° di m, di raggiungere il corso del fiume. Ritornati alla curva ad “U” si procede sempre in leggera discesa fino alla curva successiva, alla metà della quale da uno slargo scende un ulteriore sentiero, scalinato nella sua prima parte, che conduce nel prato umido alla base del grande ponte naturale. Si è ora sul lato orografico sinistro ed il sentiero continua ora in direzione sud-est, attraversando un vasto prato chiamato Srednja Njiva (“Campo di Mezzo”), sino al XVII secolo coltivato dai contadini che vivevano in un piccolo villaggio ubicato nei pressi del ponte naturale. Nel XVIII secolo il villaggio fu abbandonato ed il prato venne utilizzato solo periodicamente per il pascolo prima di essere abbandonato definitivamente. Da qui il sentiero prosegue tra Querce, Faggi e Carpini bianchi per un centinaio di metri prima di raggiungere i Kraski Izviri Kotlici, dove escono, da numerose bocche, le acque di un affluente che solo dopo 100 m raggiunge il corso del fiume Rak. Nei periodi di grande siccità solo le due bocche più grandi sono attive: esse sono soprannominate “occhi”. Non resta che aggirare il punto da dove fuoriescono le acque ed imboccare nuovamente il sentiero che, dopo una ventina di minuti, riconduce al rifugio dal quale si è iniziato l’itinerario.
Partenza dal parcheggio della sede Codroipo : ore 07:30
Coordinatori : AE/ON Tam G. - Valoppi A.
Difficoltà : L’itinerario non presenta particolari difficoltà, bisogna tuttavia fare attenzione nella visita alle caverne dove i sentieri di accesso sono molto ripidi e scivolosi.
Dislivello : m. 90
Equipaggiamento : Escursionistico, vestiario adeguato alla stagione e calzature impermeabili. E’ consigliabile una torcia elettrica.
Localizzazione : In Slovenia, 6 km ad est di Postumia.
Percorso stradale : Da Trieste, Valico di Fernetti, raggiunta Sesana si prosegue per Senozece e poi fino a Razdrto, dove si imbocca l’autostrada per Lubjana. Si esce a Unec direzione Rakek; 1,5 km dopo a destra verso Rakov Skocjan attraversando il paese di Zelse. Al primo bivio si svolta a sinistra e poi seguire le indicazioni a destra. Si posteggi al ristorante-rifugio Rakov Skocjan. 55 km dopo il confine.
Mezzi : Propri
Si lasciano le macchine in fondo alla val d'Arzino alla curva per la val di Preone. Essendo questa strada chiusa durante la stagione invernale dovremo fare i primi km. di strada asfaltata a piedi. Giunti alla sella Chiampeon (m. 764) imbocchiamo la strada forestale ( CAI 826) sulla nostra sinistra. A quota 1150 lasceremo sulla sinistra la forestale che porta a casera Teglara per proseguire sulla destra (CAI 802), prima in salita e poi in piano, fino a quota m. 1200. Qui troviamo la deviazione per il ricovero Plan Vidal che raggiungeremo in pochi minuti. La casera è situata in un grande pianoro e ha come sfondo la visione del monte Verzegnis; all'interno è molto accogliente e dotata di un bel caminetto. Il rientro avviene per la strada di salita.
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FONTE: Messaggero del 08/11/2012 |








